Sonia Biacchi - C.T.R. TeatroC.T.R. Teatro

Sonia Biacchi



…Ho dedicato buona parte della mia vita alla comprensione ed all’analisi del costume teatrale, allo studio delle sue forme” alla specificità dei materiali da utilizzare e all’uso dei colori.. Un costume teatrale va dimensionato al luogo in cui si svolge la scena, costruito in relazione alla presenza di altri costumi tenendo presente pieni e vuoti dello spazio e i mutamenti che il quadro subisce con gli spostamenti dei peformers e ipotizzando una specifica illuminazione. Dunque il costume teatrale è tutta altra cosa dal costume del couturier. Anni di esperienze da artigiano mi hanno portato gradualmente alla invenzione e costruzione di materiali inediti che possiedono vita propria perché sono calamitati verso la loro struttura originale quando vengono mossi dal performer. La maturità nel fare, l’acquisizione di una buona cultura figurativa e l’affinamento nella ricerca di una dimensione spirituale mi hanno portato gradualmente a rinunciare a prefigurarmi una qualsiasi forma del costume e di disegnarla. Ha il sopravvento la metodologia di farmi guidare dalle risposte formali che il materiale (vivo) mi dà quando viene articolato sul manichino. E’ questo un momento esaltante: si deve riconoscere quando la formazione di strutture palpitanti si presentano, coglierne le potenzialità e prenderle in considerazione: la creatività dell’infanzia di noi tutti svanisce via via che cresciamo, ma per me questo è il modo di riportarla alla luce. I processi plastici che prendono vita nel “fare” si fondano sulle idee, sentimenti, emozioni atmosfere e gesti: un unione di metodo e di follia. Spesso non so se sono io o la struttura del materiale a condurre la partita. Il costume teatrale è uno degli elementi di uno spettacolo e deve trovare la giusta collocazione fra musica, luci, movimento del danzatore, spazio e tempo. La messa in scena è molto complessa se si vuole orchestrare un’opera ben calibrata e poetica Sonia Biacchi è coreografa-costumista e produttrice: ha fondato il CTR Centro Teatrale di Ricerca di Venezia nel 1983 e ha prodotto molti spettacoli di teatro danza in Italia e all’estero con nomi quali Gheorghe Iancu, Paolo Koss, Atsushi Takenouchi e Raffaele Irace. Conduce la sua ricerca sull’arte contemporanea nelle varie forme in cui essa si esprime. Dal 1973 al 1982 dirige il “Gruppo di animazione insieme”, composto da assistenti sociali, danzatori, musicisti, pedagoghi, insegnanti. Memorabile rimane, nel 1973, l’allestimento del “Parco della fantasia” nella sede del Palazzo Savorgnan Manfrin a Cannareggio (Venezia). Nel 1982 fonda il C.T.R. (Centro Teatrale di Ricerca), che si contraddistingue come “teatro d’immagine o di figura” e ha come scopo la formazione nel campo del teatro, la produzione e la distribuzione di spettacoli. La passione di Sonia Biacchi per l’oggetto e la forma e la sua continua ricerca espressiva che fa perno sull’immagine, rende possibile la realizzazione di spettacoli teatrali dalla risonanza internazionale. La creazione di una realtà poetica immaginifica e stupefacente che non utilizzi né la parola né “storie da raccontare”, ma che si origini dalle forme in movimento sulla scena sincronizzate con il ritmo musicale, temporale e il corpo in movimento dei danzatori è da sempre la caratteristica di tutte le sue produzioni. Con i suoi costumi Sonia Biacchi ha prodotto numerosi spettacoli che sono stati rappresentati in varie città europee, Venezia, Torino, Napoli, Wolfsburg, Stoccarda, Vienna, Lione, Monaco ecc. Le sue opere sono state esposte in mostre monografiche a Napoli, ad Ercolano, a Monaco, a Valencia, a Buenos Aires. A chi le chiede quali forme artistiche e quali maestri abbiano influenzato il suo percorso, Sonia Biacchi risponde: “Oskar Schlemmer, Alberto Viani, Alexander Calder, Santiago Calatrava, la cultura orientale nelle sue varie espressioni… ma è così complesso e misterioso il processo attraverso cui si acquisisce un proprio stile che penso non sia possibile rispondere. Se si continua a tenere accesa la propria attenzione verso gli stimoli che costantemente sono sotto i nostri occhi, la nostra formazione non ha mai fine e le radici di essa non sono districabili”.